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LE ORIGINI

 

Questo agrume ha origini antichissime e si può affermare che è stato il primo agrume ad essere conosciuto e coltivato.  Originario delle regioni dell’Himalaya, il Cedro fu introdotto e diffuso in Italia tra il terzo ed il secondo secolo avanti Cristo da ebrei ellenizzati che, al seguito delle navi achee, approdarono sulle coste delle fiorenti colonie della Magna Grecia.     E’ nell’alto tirreno cosentino, nell’antico territorio di Laos, sito alla foce del fiume Abatemarco,  dove oggi sorgono Marcellina e S. Maria del Cedro che ha trovato un habitat naturale tanto favorevole che vi è concentrata la maggiore produzione  europea di cedri.  A distanza di migliaia d’anni, ancora oggi, proprio in Calabria, nella famosa riviera dei cedri, è possibile ritrovare la più rinomata ed interessante produzione europea.

 

LA COLTIVAZIONE

 

La varietà coltivata in Calabria è la “Liscio Diamante” che, nonostante la concorrenza del Cedro portoricano, trova una sua indiscussa collocazione sul mercato grazie alla bellezza e qualità del frutto.    Nella maggior parte dei casi, la coltivazione del cedro avviene secondo tecniche tradizionali.Le piante, la cui crescita in altezza viene limitata ad un metro e mezzo, vengono ricoperte con canne e reti ombreggianti durante il periodo invernale per proteggerle dal gelo. Molte operazioni colturali, in particolare la raccolta, vengono effettuate in ginocchio, con evidenti difficoltà. Risulta così che le ore di lavoro, e quindi i costi di produzione, diventino quattro volte maggiori delle altre coltivazioni agrumicole. Al fine di rendere più competitiva la coltivazione del cedro, in alcune aziende si stanno modificando i sistemi produttivi introducendo la meccanizzazione. 

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Benat Iraola Aranzabe. 2014

 

STORIA DELLE COSE. Anatomia e antropologia degli oggetti.

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